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Fernando Alonso. E’ da questo fuoriclasse spagnolo che riparte la
Formula Uno del 2007, orfana di Schumacher e vicina a cambiamenti, tecnici
e politici, che ne determineranno il futuro. Due titoli iridati consecutivi,
l’interruzione del dominio del rivale tedesco, una costanza di rendimento
ottima e una tendenza sempre più bassa (quasi inesistente) all’errore:
molto in sintesi, Alonso è tutte queste cose messe assieme.
A cambiare la storia della categoria in questi ultimi anni, però,
non c’è stato solamente lui, ma anche la grande squadra che
lo ha aiutato a vincere questi mondiali, trionfando parallelamente nel
campionato riservato ai Costruttori: la Renault. Un team che ha ottenuto
valide vittorie e ottimi traguardi partendo dal lavoro, dal sacrificio,
dalla competenza, dall’intelligenza. Nulla togliendo al valore della
squadra, hanno saputo dimostrare che si può essere vincenti facendo
a meno di nomi d’oro nel settore tecnico e lasciando perdere, in
parte, le palate di quattrini dei team con budget più elevati (come
nella vita quotidiana, i soldi non risolvono tutti i problemi…).
Direttore d’orchestra di questa sinfonia di titoli vinti è
stato, come tutti sanno, Flavio Briatore, tornato al successo dopo l’altra
epoca d’oro, il biennio 1994/1995, ai tempi della Benetton con un
certo Michael Schumacher… Molto probabilmente uno dei “segreti”
più importanti della Renault è stato semplicemente quello
di adattarsi alla nuova “generazione” di regolamenti portata
avanti in questi ultimi anni, volta ad arrestare l’invincibile Ferrari
con norme al limite dell’assurdo (dimezzamento netto della differenza
di punti tra il primo ed il secondo classificato alla fine di ogni gara,
qualifiche sul giro singolo, eliminazione del cambio gomme ma non del
rabbocco, ecc.).
Adesso il team francese ha perso il suo pilota vincente, ma può
puntare su Giancarlo Fisichella, che avrà un’ultima importantissima
opportunità di combattere per il titolo e riportare in Italia quel
qualcosa di magico, di indescrivibile, che manca dai primi anni Cinquanta,
nonchè su Heikki Kovalainen, pilota proprio di scuola Renault,
cresciuto nelle sue formule minori e promosso al ruolo di titolare dopo
la perdita di Alonso e soprattutto dopo una cifra iperbolica di chilometri
coperti nei test svolti lo scorso anno. Toccherà a loro due far
sì che il team francese non perda la continuità e vinca
la sfida più difficile, cioè battere lo stesso Alonso e
le Ferrari.
Kimi Raikkonen ha già chiarito, in un modo abbastanza convincente,
che non è il sostituto di Schumacher, che non vuole (per il momento)
parlare di paragoni e che lotterà alla pari con Felipe Massa, suo
compagno. Non bisogna dimenticare che Iceman (così è stato
soprannominato Kimi sin dai tempi d’esordio con la McLaren), nonostante
non abbia vinto mai un titolo iridato, ci è andato vicino in più
di un’occasione: nel 2003 per soli due punti non riuscì a
portar via il mondiale a Michael Schumacher, senza contare il 2005, stagione
in cui solo la mancata affidabilità McLaren era stata in grado
di fermare per davvero il finnico.
In entrambi i casi Raikkonen è stato vice-campione (definizione
odiosa ma necessaria per quantificare le sue capacità) del mondo,
nella prima occasione rispetto ad un sette volte iridato e, nella successiva,
nei confronti di colui che sarà l’unico iridato al via in
Australia quest’anno. La stampa, tempo addietro, si è molto
soffermata sulle “cattive” abitudini del neo-acquisto della
Ferrari, perché forse a molti interessa(va) questo aspetto. Prima
di giudicare (in maniera tra l’altro immatura) è necessario
aspettare: la pista parlerà presto e laverà via ogni inutile
considerazione, lasciando il posto al giudizio inappellabile del cronometro
prima e delle classifiche in un secondo tempo… continua
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